Una piacevole abitudine, una consuetudine così radicata da essere diventata quasi un rito, bere un caffè è un piccolo evento che aggrega e aiuta la socializzazione.
Ormai se ne può bere di tutti i tipi, le variabili sono infinite.
Ma come si è scoperto il caffé? Vari studi scientifici hanno rivelato che la pianta di Coffea, appartenente alla famiglia delle Rubiacee, già esisteva in un periodo più o meno prossimo a quello della nascita dell’homosapiens, ma il suo utilizzo come bevanda ha radici più recenti.
Prima di diventare bevanda, il caffè veniva consumato mangiando le bacche intere o, addirittura, in panetti preparati con un macinato di semi impastato con grasso animale.
Furono gli arabi i primi a fare un infuso caldo con i chicchi ricavati dalle bacche, utilizzandoli dapprima ancora verdi e poi imparando a tostarli e a macinarli.
La storia che narra lo “sbarco” del caffè in Occidente ha due versioni decisamente contrastanti.
Secondo alcuni, furono i turchi che, in seguito alla sconfitta subita nel 1683 alle porte di Vienna, fuggirono abbandonando le loro provviste fra le quali cinquecento sacchi contenenti i preziosi chicchi. La seconda, invece, vede protagonisti i mercanti veneziani che, a partire dal 1615,
importarono il caffè in Europa per venderlo, dapprima come “medicinale miracoloso” e poi come bevanda. Attorno al 1624 furono i veneziani a imparare l’arte della tostatura, poi affinatasi nelle “Botteghe delle acque e dei ghiacci”, dove si servivano bibite a base di acqua e ghiaccio ma che, intorno al 1645, cominciarono a chiamarsi “Botteghe del caffè”.
Il consumo della bevanda si estese ben presto a tutta l’Europa. In Austria il caffè fu commercializzato dal polacco Kolshitzky, al quale vennero assegnati i cinquecento sacchi abbandonati dai turchi dopo la sconfitta subita dagli Asburgo.
All’industriale va il merito di aver “scoperto” come l’aggiunta del miele attenuasse il forte gusto amaro e come filtrare il caffè eliminasse la sgradevole sensazione della polvere in bocca.
Fra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo in Europa nacquero molte caffetterie, accomunate tutte dallo stesso spirito tipico dei locali di Costantinopoli: il rito del caffè divenne un pretesto per svolgere attività socializzanti e culturali. Discendenti diretti delle caffetterie di Costantinopoli furono i due caffè veneziani che si affacciano tuttora su piazza San Marco: “Alla Venezia trionfante”, col tempo fu noto come “Caffè Florian”, dal nome del fondatore Floriano Francescani, e il “Quadri”.
Altrettanto curiosa è l’evoluzione di metodi e attrezzature per la preparazione della bevanda. Gli arabi già dal decimo secolo utilizzavano i semi (prelevati durante le loro scorrerie nelle regioni dello Yemen), facendoli macerare in acqua fredda e consumandone l’infuso. Solo successivamente si intuì che l’acqua bollente era più funzionale e velocizzava la preparazione. Dopo la scoperta della torrefazione, avvenuta nel quattordicesimo secolo, il caffè acquistò maggiore corposità di gusto e un aroma più intenso.
In tempi recenti sono stati introdotti altri due metodi: quello “a filtro” e quello “espresso”. La prima macchina per caffè espresso è un’invenzione italiana datata 1903, progettata da Bezzera. Nel 1933 Bialetti inventò la moka che sostituì le cuccume e le “napoletane”.
Oggi si consumano due qualità di caffè, una derivata dalla Coffea Arabica, e l’altra dalla Coffea Canephora. Queste due specie sono comunemente chiamate “arabica” e ”robusta”: in genere i caffè “arabica” sono più dolci, delicatamente profumati e “acidi”, mentre i caffè “robusta” sono più amari, hanno molto corpo e maggior contenuto di caffeina.