Scusate se è poco: l’ultimo riconoscimento internazionale (per ora) conseguito da Novamont, l’azienda italiana leader per le bioplastiche, è l’“European inventor of the year” per il 2007. Nella stanza dei bottoni c’è Catia Bastioni, già direttore della Divisione ricerca & sviluppo, poi direttore tecnico generale e ora amministratore delegato di un’impresa con 800 brevetti
internazionali.
Il fiore all’occhiello (il riferimento “floreale” è azzeccato) è il Mater-Bi®, un’intera famiglia di biopolimeri realizzata a partire da componenti vegetali come l’amido del rinnovabilissimo mais, di cui conserva l’originale struttura chimica generata dalla fotosintesi clorofilliana.
Attraverso un processo di “complessazione” dell’amido con agenti naturali, da fonte rinnovabile, da fonte sintetica o mista, Novamont realizza diversi materiali (per usare termini del linguaggio quotidiano, perché tra loro i ricercatori li chiamano “sovrastrutture molecolari”) con un ampio ventaglio di caratteristiche. Mater-Bi® esce dallo stabilimento di Terni sotto forma di granuli, che sono poi lavorati come le comuni plastiche derivate dal non rinnovabile petrolio.
I prodotti che si possono realizzare sembrano comune plastica, hanno caratteristiche uguali o migliori della plastica, ma sono completamente biodegradabili e compostabili in pochi mesi, a differenza della plastica, che impiega un migliaio d’anni a degradarsi, con un impatto ambientale terribilmente superiore.
La biodegradabilità e compostabilità (anche in impianti a tecnologia molto semplice, come quelli a livello domestico) è certificata secondo rigorosi standard internazionali. I film utilizzati per la pacciamatura agricola (per ricoprire, cioè, parcelle di terreno allo scopo di tener sotto controllo le erbe infestanti, mantenere il tasso di umidità desiderato per il suolo,
innalzandone anche la temperatura) si dissolvono interamente senza dar vita ad accumulo, a differenza dei comuni film neri di plastica, che è necessario disinstallare e smaltire in discarica o in inceneritore. Di più: la naturalità dei componenti fa sì che associazioni e organismi di controllo, dall’italiana Aiab alla norvegese Debio, ne abbiano attestato l’idoneità all’uso per l’agricoltura biologica.
Siamo in anticipo
Dal 2010, finalmente, non si potranno più utilizzare sacchetti di plastica non biodegradabili. Ciò eviterà l’immissione nell’ambiente di 250 mila tonnellate di CO2 (come togliere dalla strada 100.000 auto).
Il mercato aperto alle bioplastiche dal divieto degli shopper inquinanti e i conseguenti volumi produttivi (circa 300 mila tonnellate l’anno) porteranno a un calo del costo, rendendolo analogo a quello delle vecchie plastiche derivate dal petrolio.
Anche grazie al fatto che molti consumatori, veri ecologisti, portano a casa la spesa con borsette di tela, come rete di negozi B’io consumiamo 1.043.000 shopper in Mater-Bi® all’anno, poca cosa rispetto al consumo totale, ma un quantitativo che ci ha pur sempre dato da pensare.
Valutate le alternative, abbiamo scelto con convinzione il Mater-Bi® per i nostri shopper, contando così non solo di proseguire nella nostra politica aziendale improntata alla sostenibilità, ma anche di contribuire allo sviluppo di un’azienda italiana che
dell’innovazione, della sicurezza e della qualità dell’ambiente ha fatto la sua bandiera.
P.S. La resistenza e le performance del Mater-Bi® sono analoghe a quella delle plastiche derivate dal petrolio: il sacchetto non vi si biodegraderà in mano, provatelo!